Editoriale – Cambiamo il VAR! Quanto dovrà investire l’Inter su Colidio

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Editoriale – Cambiamo il VAR! Quanto dovrà investire l’Inter su Colidio

Il week end di calcio appena concluso ci ha portato due ottime notizie: l’Inter ha vinto la Supercoppa Italiana Primavera e la sosta di campionato, finalmente, è arrivata. Fino a un mese fa, mai e poi mai avrei pensato di attendere uno stop. Chiaramente, rispetto alle gare con Udinese e Sassuolo sono stati fatti dei passi in avanti, quantomeno nel risultato. La tenuta difensiva è stata ottima, ma manchiamo ancora di qualità e ricambi tra esterni e difesa. Basti pensare che, con l’infortunio di Ranocchia, abbiamo schierato una linea difensiva imbarazzante (Skriniar escluso), con Santon, Nagatomo e Dalbert. Ecco, su quest’ultimo urge un esame di coscienza. 20 milioni per un buon esterno per offendere, che però non sa nemmeno dove sta di casa la fase difensiva. E non ha ancora completato l’adattamento, dopo un po’ di mesi di gioco (anche alternato). Benissimo Cancelo: se impara a difendere meglio, si rivela uno dei pochi degni di ricoprire la fascia destra dopo l’addio di Maicon.
Joao Mario, schierato nel suo ruolo, ha mostrato la solita carenza di personalità, ma, a mio avviso, ha fatto vedere cose migliori rispetto alle altre partite. Qualche scambio con Cancelo, qualche apertura. Certo, non basta lontanamente per recuperare quanto ha fatto, ma almeno si inizia da qualche parte. L’auspicio è che il mercato ci porti Politano e Deulofeu. Non sono fenomeni, ma hanno piedi buoni e voglia di fare. Ed è proprio la voglia di correre e di sudare che manca a questa squadra che, esclusi alcuni elementi, sembra non averne più. Pastore sarebbe invece un ottimo innesto dal punto di vista della qualità, ma le condizioni poste dalla società non invitano il PSG a cedere. Aspettiamo tempi migliori, senza stare là a rimpiangere Moratti, che ha lasciato proprio perché non poteva garantire più determinati acquisti. I club, con i nuovi regolamenti, non sono più giocattolini di famiglia, presepi da arricchire con campioni da prendere alla bisogna, con investimenti insensati a destra e a manca.
Tornando invece alla Primavera, complimentoni, davvero. La Roma è una delle squadre più attrezzate, come al solito, e batterla non è mai facile. Abbiamo scoperto (il sottoscritto no, e nemmeno chi li segue da tempo) dei piccoli prodigi in casa, oltre a Zaniolo e Pinamonti: Odgaard e Colidio. Quest’ultimo, in particolare, sta per compiere 18 anni. Un 2000 che ha colpi strepitosi, strappato per oltre 4 milioni di euro in estate alla concorrenza. Segno che l’Inter ci crede. E speriamo. Non bruciamolo, fa cose meravigliose. E oggi ha deciso la partita con una doppietta. Degne di nota anche le parole di Sala, che ha dichiarato di aver giocato con la febbre a 39, pur di esserci. Parole da far sentire e da appiccicare sugli armadietti dei vari Brozovic e Joao Mario, per fargli capire il significato dell’attaccamento alla maglia. Se i due menzionati poco fa avessero messo il 60% dell’impegno di questi ragazzi, probabilmente saremmo in semifinale di Coppa Italia e avremmo qualche punto in più. Invece niente, i numeri sulle maglie di Brozovic e Joao Mario parlano per loro: il 77 del croato indica il numero di bestemmie a partita che gli vengono rivolte da ogni tifoso, il 10 del portoghese indica il numero di giocatori su cui la squadra può contare quando lui è in campo. Svegliatevi, che ci serve l’aiuto di tutti nelle prossime 18 partite.
Per quanto riguarda le altre squadre, il Milan ha spezzato le reni al mirabile Crotone, con un gol che non si vede manco al calciobalilla al bar. Il Napoli e la Lazio hanno fatto il loro, e proprio dai biancocelesti dobbiamo guardarci le spalle. Vanno a mille, possono lasciare qualcosa per strada solo andando avanti in Europa League. Ci andranno, e gli auguro di arrivare fino in fondo perché ne ho stima e perché ne hanno i mezzi. Stessa sorte che auguro all’Atalanta, che in quattro giorni ha vinto a Napoli e a Roma. Nemmeno Inter, Juve e altre squadre, in così poco tempo, sarebbero riuscite a fare così bene. A proposito della Roma. I nostri amici giallorossi, in sei partite, hanno vinto solo contro il Cagliari (e con un gol vergognoso, con la mano), hanno pareggiato con Chievo, Genoa e Sassuolo e hanno perso con Torino e Atalanta. Per noi, per molto meno, hanno lanciato da tempo l’hashtag #CrisiInter. Questi, invece, senza la Champions nell’ultimo mese, hanno fatto cagare peggio di noi, ma qua va bene tutto, nessuno fiata. Il buon Di Piangesco, del quale mi spiace parlare in questi termini, sta prendendo la Sarrite, l’attitudine ad aggrapparsi a scuse che non stanno né in cielo né in terra per difendere l’indifendibile. Peccato, Eusebio, perché siete una bella squadra, giocate bene e potete fare meglio. Riprendetevi (ma anche no).
Chiusura sul VAR. Quello che è successo in Cagliari – Juve rappresenta il grandissimo limite di questo strumento, tanto utile quanto bistrattato. Serve come il pane, ma se viene usato con i piedi e con la malafede c’è poco da fare. E dire che di episodi simili è pieno l’intero campionato, nessuna squadra esclusa. Non costa nulla all’arbitro revisionare ogni singolo episodio dubbio. Nulla. E non venite a dirmi che il gioco perde la sua bellezza. Andate a spiegarlo ai tifosi del Cagliari dopo il rigore netto sul tocco di braccio di Bernardeschi di ieri, o a quelli di Napoli e Crotone per i rigori non fischiati e nemmeno visionati nella stessa partita per il mani di Mertens e la trattenuta su Koulibaly. Vedrete dove vi diranno di mettervi il concetto del “bello del calcio”. Prima di tutto viene la trasparenza, e se c’è uno strumento lo si usa, punto.
Urge cambiare quantomeno la discrezionalità dell’utilizzo. Bisognerebbe fare come nel tennis o nel volley. Tre chiamate a partita per ogni squadra, dopo le quali non si può più chiamare. Si limitano l’uso e la possibilità di fermare il gioco a vanvera. E si evita che un omino seduto dietro a uno schermo dica a suo piacimento se è necessario intervenire o meno. Ma soprattutto, ci risparmieremmo odio e insulti gratuiti tra tifosi di squadre diverse. Per colpa di chi, poi? Degli arbitri, dei quali non si capisce il confine tra l’incompetenza e la malafede. Se non riescono a limitare gli errori nemmeno così, non vantiamoli in giro per il mondo come i migliori. Perché non lo sono.

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