Editoriale- Caro Davide, la tua morte non è stata inutile (almeno per me)

0

Ieri, mentre eravamo tutti pronti per la giornata calcistica, pronti a commentare le partite e a scambiarci opinioni sui risultati, ad un certo punto, tutto è passato in secondo piano. Siamo venuti a sapere che Davide Astori non c’era più e di colpo tutti ci siamo fermati a riflettere.

Una tragedia che invita a riflettere

Il calcio è la mia passione più grande, sin da quando ero solo una bambina, ma oggi parlare di calcio, mi riesce davvero difficile. Tutti ci dicono che lo show deve andare avanti, sempre e comunque, ma oggi, io non me la sento di andare avanti e fare finta di nulla. Ciò che è successo ieri, è qualcosa che va oltre il calcio, è una tragedia che invita tutti a riflettere sulla vita. La morte di Davide Astori, capitano della Fiorentina è giunta come un fulmine a ciel sereno e personalmente mi ha letteralmente lacerato l’anima. La sua morte improvvisa è inspiegabile per tanti motivi, ma soprattutto per la sua giovane età.

Nella giornata di ieri non ho fatto altro che chiedermi come si può morire a soli 31 anni, quando si è costantemente monitorati, si segue una dieta ferrea e si fa vita d’atleta. Ebbene io la risposta non l’ho trovata e probabilmente non la troverò mai, ma la sua morte mi ha fatto riflettere su quanto sia breve questa vita. La vita è una sola e va vissuta appieno, attimo per attimo, prendendo tutto il buono e lasciando perdere le cose brutte, come i litigi domenicali per le partite di calcio.

La riscoperta del giusto spirito

Come me, ieri, il mondo del calcio, si è fermato di fronte ad una tragedia del genere. Si è deciso di non giocare e tutti, ma proprio tutti, dai colleghi ai tifosi di tutte le squadre, hanno messo da parte i colori, abbandonato ogni stupida rivalità e si sono stretti attorno al dolore della sua famiglia. Al dolore della sua giovane e dolce compagna Francesca. Una donna che d’ora in avanti dovrà crescere la piccola vittoria da sola. Dovrà trovare il modo giusto per spiegarle che il suo amato papà che la chiamava “La mia principessa” non tornerà mai più a casa. Non spunterà più da quella porta pronto a giocare con lei. Ieri improvvisamente abbiamo riscoperto il vero spirito del calcio, l’unione, quella unione che da la forza.

E allora d’ora in poi smettiamola di litigare tra noi tifosi per cose stupide, come un rigore non dato, un fuorigioco od un errore arbitrale e godiamoci le partite solo per il gusto di stare insieme. Facciamolo nel nome di Davide che si è fatto amare da tutti e che mancherà a tutti. Sono sicura che se fosse ancora tra noi, lui vorrebbe così. Vorrebbe che tornassimo a goderci lo sport che amava tanto con lo spirito giusto, quello della condivisione. Non sarà semplice, ma lo dobbiamo a Davide che per questo sport ha dato la vita nel vero senso della parola. Ciao Davide, da lassù sappi che la tua morte non è stata inutile e che  resterai per sempre nei nostri cuori.

Potrebbe piacerti anche Altri di autore

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.