Editoriale – Piedi saldi a terra e pedalare: un risveglio brusco per chi sognava già in grande

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Editoriale sulla sconfitta di ieri sera nel derby di Coppa Italia

Per analizzare la sconfitta di ieri bisogna partire dal presupposto che un derby è sempre un derby. E chi dice che quello di ieri contava di meno non solo è in malafede, ma non ha nemmeno la visione lucida di come una squadra debba affrontare tutte le competizioni a cui prende parte. Una squadra che dal 2011 (6 anni fa, che stanno per diventare 7) non alza un trofeo ha l’obbligo di prendere seriamente qualsiasi torneo, che sia la Champions League, la Coppa Italia o il trofeo Birra Moretti dell’estate. A maggior ragione se si gioca con Juve e Milan. Dunque, precisiamo subito che il derby di campionato non compensa affatto la sconfitta di ieri. Non è che una cosa successa due mesi fa copre le magagne di una cosa più recente. In ballo, poi, c’era il passaggio del turno e la semifinale con la Lazio, assolutamente alla nostra portata, che ci avrebbe portato in finale, per provare a portare a casa qualcosa già da questa stagione. Perché, se ci pensate, una squadra vincente e una mentalità si costruiscono a partire dai piccoli trofei. Iniziò Mancini dalla Coppa Italia 2004/05 e dalla Supercoppa 2005, per costruire le basi di una squadra che dominò un quinquennio. Lo stesso esempio si potrebbe fare per chiunque. Quindi non snobbiamo la Coppa Italia: la Juve, che da anni vince di tutto in campo nazionale, ha addirittura vinto le ultime tre edizioni. Evidentemente non è proprio un portaombrelli ‘sta coppa, che dite? O siamo diventati pure schizzinosi, senza potercelo permettere?

Tornando alla partita. Le occasioni non sono mancate, sono state create e sprecate tantissime opportunità. Joao Mario ha un gol sulla coscienza e ha fatto diventare bravo pure il fratello scarso di Donnarumma. Il gol, a quanto pare, era più che annullabile, e non è giusto appellarsi a una cosa del genere. Più che altro, vorrei spezzare una lancia in favore di Gattuso. La sua è una squadra buona sulla carta, ma che non ha un’idea di gioco. Ieri però ci hanno messo anima e cuore. Forse per loro questa può rappresentare una svolta. C’è da dire che ci hanno creduto di più e hanno meritato. Penserei invece al drastico calo fisico e psicologico dei nostri.
Oltre a un gioco prevedibile, si è vista la mancanza di voglia di certa gente che non vorremmo e non dovremmo vedere più. Tolto Brozovic, per il quale è stato già ampiamente detto che è lo stesso da quattro anni e che continua a restare lì dov’è, io penserei a Joao Mario. Cioè, uno rompe le palle perché vuole giocare di più per andare al Mondiale, e appena gli dai un’opportunità entra in campo con la stessa voglia di andare al patibolo. Un giocatore di 45 milioni di euro che entra e sembra che ci stia facendo un favore a giocare. Non so a gennaio chi lo prenderà e a che cifra. So solo che, come ha fatto Kondogbia, andrà a fare il fenomeno altrove, per far vedere che non era scarso, ma che siamo noi brutti e cattivi. E magari è pure vera la storia del “gioca fuori ruolo e non si esprime al meglio”. Va bene, può essere, ma quello che ha sbagliato ieri non dipende dal ruolo, non scherziamo. E poi non possiamo organizzare una squadra attorno a lui, non è Zidane. E nemmeno se lo fosse si dovrebbe fare quel discorso.
Una nota sull’atteggiamento generale. Questo è un bel giocattolo che si è rotto nel secondo tempo con l’Udinese. I cali fisici e psicologici possono anche starci, ma non se giochi una volta a settimana. Perisic, dalla partita con il Chievo, è la brutta copia di sé stesso ed è l’emblema del momento della squadra. Poi, adoro Spalletti, ma non mi si può venire a dire che i giocatori, nei momenti difficili, si deprimono. Ma davvero Luciano? Loro, che hanno collezionato vittorie e sconfitte a fasi alterne, che guadagnano in tre ore quello che io guadagno in un mese, si deprimono per tre partite storte? I tifosi che si mangiano il fegato ogni maledetta domenica da sei anni a questa parte (e fidati che se lo mangiano, Luciano, ovviamente non per colpa tua) hanno l’obbligo di venire allo stadio a supportare e sopportare, sempre e comunque. Loro no. Loro sono gente di 25/30 anni, che come unico pensiero al mattino ha la scelta tra le Nike Fluo e le Adidas color guano di piccione, e trova il coraggio di deprimersi. La verità è che manca attaccamento alla maglia, perché altrimenti i giocatori del Milan si sarebbero già dovuti lanciare da un ponte, a parità di condizioni.
Chiusura sul mercato. Come fa un dirigente come Ausilio a dire che questa squadra è difficilmente migliorabile? Piero, ma le guardi le partite? Siamo 12/14 giocatori contati, gli altri sono un contorno di mediocrità. Dove pensi di andare con una squadra senza ricambi? E dire che sei all’Inter dal 1998, sono vent’anni. Ne hai viste di Inter più attrezzate in questi anni. Spero solo che siano dichiarazioni di circostanza, perché qua servono almeno tre giocatori per puntare alla Champions. Ok, siamo terzi, ma Lazio e Roma sono lì. Aspettano solo di vederci continuare così. Continuiamo a pensare al quarto posto, che è l’obiettivo di inizio stagione, e piantiamo di nuovo i piedi a terra. Coloro che credevano allo scudetto e di essere pari alla Juve hanno avuto la dimostrazione lampante in queste due settimane. Serve tempo, lavoro e gente seria. Soprattutto l’ultima condizione.
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