EditorVale: dall’Usd Olimpya all’Inter, dal campo di periferia a S.Siro

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Dopo le varie interviste a varie tifose nero azzurre, eccomi qui, oggi vi parlo io… del mio mondo nero azzurro , con sfumature di giallo rosso.

Siamo nel 2017 e ad oggi sono sempre di più le ragazze che si affacciano al mondo del calcio, sono sempre di meno quelle che seguono il calcio solo perché c’è il bel giocatore da ammirare, sono sempre di più quelle che capiscono cosa sia quel fenomeno strano e sconosciuto del FUORIGIOCO senza che nessuno glie lo spieghi.

Cito una frase del Capitano Zanettila mia vita la vivo 90 minuti a settimana ” ecco nel mio caso la vivo 90+90 a settimana. Ogni week end seguo la mia Inter e contemporaneamente la squadra del quartiere dove vivo, L’U.S.D. Olimpya di Torrevecchia Pia (PV) dove il Capitano si chiama Cocchi e la sua solita frase è ” O’ pallone è n’ata cosa ” . Voglio raccontarvi queste cose in questo editoriale in rosa perché le stesse emozioni che si provano in un campo di serie A, per una persona che ama il calcio, si possono trovare in un campetto di periferia.

La Domenica a S.Siro arrivano i pullman delle squadre, al campetto ogni giocatore arriva con la propria macchina, a S.Siro ogni pre match in campo scendono i giocatori a controllare il terreno di gioco, al campetto nessuno controlla, perché tanto si sa, il campo è sempre lo stesso, qualche buca qua e la e qualche riga storta.

In tv si mostra lo spogliatoio, la musica, la concentrazione, lo stadio con il sold out, al campetto con il cellulare in mano ci sono solo io ” l’addetta stampa ” e le fidanzate/mogli di alcuni giocatori, sugli spalti che poi sarebbero sedie di plastica degne delle migliori feste dell’unità, ci sono i soliti amici, la solita famiglia giallo rossa, che tifa come i 70.000 di S.Siro pur essendo solo in 20 persone.

Inizia il riscaldamento, a S.Siro tutti con il cellulare in mano, a scattare seflie e a far foto ai giocatori, al campetto nessuna foto nel riscaldamento, il Mister vuole il massimo della concentrazione. Spalletti resta nello spogliatoio e non osserva mai l’Inter mentre effettua il riscaldamento, al campetto Mister Giberti non molla i leoni nemmeno un secondo e controlla ogni azione dall’attacco al portiere.

Handanovic entra in campo con una presentazione tutta sua, salutando i tifosi. Scicolone entra in campo in silenzio, con concentrazione e testa al match. Icardi guida dli 11 in campo per il riscaldamento, testa bassa, concentrazione, poche parole e solo tattica. Cocchi guida gli 11 in campo per il riscaldamento, con un occhio ai tifosi, per capire quanto sta facendo il Napoli, seguito da Moccia e Sannino.

La Curva Nord inizia i cori per i nero azzurri, al campetto c’è Zagaria (in rosa come portiere) degno di un capo ultras sugli spalti, che inizia i cori per i giallo rossi.

Il match inizia con una musica particolare a S.Siro, l’inno e l’inno della Serie A, i tacchetti dei giocatori si fanno sentire sui gradini del tunnel, il profumo dell’erba sintetica sale, e i giocatori entrano in campo. Al campetto niente musica, i tacchetti si sentono sul marciapiede che circonda gli spogliatoi, il profumo dell’erba si sente, soprattutto di erba tagliata il giorno prima, i giocatori entrano in campo tra gli applausi del 20/30 spettatori presenti al campo.

A S.Siro l’Inter gioca, segna, effettua cambi, sbaglia e l’addetta stampa Tweetta ogni azione, al campetto avviene la stessa cosa L’Olimpya segna, sbaglia, gioca, effettua cambi e l’addetta stampa (io) Tweetta ogni azione.

Al goal dell’Inter c’è lo speker che annuncia il nome del giocatore, e tutto il pubblico che lo ripete, schermate sul tabellone di gioco e musica ad esaltare il momento, al campetto c’è un solo coro, GOOOOOAL e tra gli applausi il match riparte.

Al termine del match entrambe le squadre sia i giallo rossi di Mister Giberti, sia i nero azzurri di Mister Spalletti corrono sotto la ” Curva ” per ringraziare i tifosi dell’affetto. Ogni domenica si vivono al campo delle emozioni uniche, sia a S.Siro sia in un semplice campetto di periferia. 90 minuti nero azzurri per me equivalgono a 90 minuti giallo rossi dell’Olimpya.

Il Calcio è una cosa meravigliosa, riesce a mettere insieme persone con la stessa passione, con la stessa malattia per questo sport spettacolare. Ecco che in questo piccolo editoriale vi ho raccontato la mia Domenica, e come un semplice pallone spinto da 11 uomini, possa renderti felice sia in un campo di Serie A, sia in un campetto di periferia.

Concludo questo Editoriale invitando tutte le ragazze a continuare ad affacciarsi al mondo del calcio, a caderci dentro in pieno e a non uscirne più perché il calcio è di chi lo ama, il calcio è uno sport meraviglioso.

 

Mastrogiacomo Valentina

 

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