Garanzia Spalletti, ma per il rinnovo c’è tempo

Secondo qualcuno, quello di Spalletti potrebbe essere tornato in discussione dopo il divorzio della scorsa settimana da Walter Sabatini, responsabile tecnico di Suning Sports ma soprattutto amico e primo sponsor del 59enne toscano, con cui aveva già lavorato ai tempi della Roma.

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Secondo qualcuno, quello di Spalletti potrebbe essere tornato in discussione dopo il divorzio della scorsa settimana da Walter Sabatini, responsabile tecnico di Suning Sports ma soprattutto amico e primo sponsor del 59enne toscano, con cui aveva già lavorato ai tempi della Roma.

La scorsa estate Spalletti aveva firmato un biennale, dunque fino al 30 giugno 2019. Vero che un grande club difficilmente inizia una stagione con l’allenatore in scadenza, ma l’interessato sabato scorso è entrato in tackle sull’argomento. «Non sono in scadenza, sono venuti i dirigenti per fare il programma estivo e pianificare la tournée negli Stati Uniti ­ la replica ­. Io sono l’allenatore dell’Inter. I contratti servono a far venir fuori un po’ di clamore ma vengono disfatti in un attimo. Non contano niente».

A parte la chiosa molto genuina, come tutti i colleghi Spalletti è legato ai risultati ma gode anche di un enorme credito all’interno della società. Aspetto non così scontato nelle ultimi annate nerazzurre. Facile dunque che se venisse centrata la Champions gli venga proposto un rinnovo almeno fino al 2021 per dare finalmente continuità a un progetto tecnico ingolfato nel dopo Triplete da due cambi di proprietà e addirittura da 11 allenatori diversi.

EUROPA E MERCATO Ogni tipo di discorso comunque verrà rimandato a fine campionato anche da parte di Spalletti. Uno che non ha mai praticato l’italico sport di incollarsi alla poltrona (o panchina) e non ne fa una questione economica.

Anche a Roma aveva detto ben chiaro che se non avesse centrato certi risultati si sarebbe fatto da parte. Più importanti saranno la certezza che la squadra sia sempre con lui e i piani futuri della dirigenza. Spalletti ha digerito da gran signore la virata di luglio con cui Suning è stata costretta a stringere i cordoni della borsa.

Nessun super centrocampista e lui a immergersi subito nell’interismo e a ribadire che i top player li aveva comunque in casa. Un mantra che ­ affiancato al lavoro sul campo ­ alla fine ha permesso di ricostruire dalle macerie della dannata stagione dei quattro allenatori.

Ma è chiaro che il ritorno in Europa significherà anche una rosa più ampia e completa dell’attuale. La testa dell’allenatore però ora è alla trasferte di Torino e Atalanta (peraltro guidate da due tecnici ex Inter).

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