La prima Juve di Conte? Quante analogie con questa nuova Inter…

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Sognare: perché no?

È  l’estate dei grandi sogni per molti club: Allegri spera di non fermarsi mai con la sua juve. Il Napoli ha cambiato poco convinto che Sarri gli possa finalmente regalare lo scudetto con l’ottima rosa che ha a disposizione. La Roma crede di essere ancora molto competitiva mentre il Milan con un mercato estivo definito da molti sensazionale non si ritiene molto lontano dalle squadre di vertice. Allo stesso modo l’ambiente interista ha una certa  speranza di fare un campionato da grande protagonista. Vediamo il perché di questa sensazione che al momento è un dolce sogno.

Quattro elementi in comune

Un pre-campionato da urlo (battuti, nelle ultime quattro amichevoli estive Lione, Bayern, Chelsea e Villarreal). Un allenatore (Luciano Spalletti) capace di resettare quanto di brutto si era visto nell’ultima stagione. Un mercato chirurgico per puntellare la squadra e soprattutto la scelta di valorizzare quanto c’era di buono in rosa nonostante i risultati e lo spirito iconoclasta dei tifosi favorissero l’idea che fosse fatta tabula rasa all’interno dello spogliatoio.

Analogie con la prima juve di Conte

Quanto sta accadendo all’Inter ricorda la parabola della prima Juventus di Antonio Conte. Una squadra quella reduce da due settimi posti nei campionati precedenti. Capace di fare un salto triplo fino allo scudetto, nonostante a inizio stagione i bookmakers quotavano a 11 la possibilità. Oggi la quota scudetto della squadra di Spalletti è a 13 e la scarsa fiducia di chi deve soppesare i pronostici per professione indica come vedere un’Inter tricolore avrebbe del miracoloso. Però sono tanti gli indizi che fanno coltivare sogni dolcissimi.

Tre nuovi acquisti che ricordano tre  pedine fondamentali di quella juve

Il mercato che va ancora completato ha portato in dote tre titolari là dove la squadra aveva bisogno. Borja Valero è un faro luminosissimo posto al centro del campo e nello spogliatoio come, nella prima Juve di Conte era stato Andrea Pirlo, sciaguratamente rottamato dal Milan che non aveva capito quanto sarebbe stato importante tenerselo stretto.

Dalbert pagato un’enormità, ovvero 28 milioni più il 20% di una futura rivendita ha il curriculum per percorrere la strada fatta da Lichtsteiner. Anche lui fu strappato alla Lazio per una cifra importante per un laterale, vale a dire 10 milioni. Più arduo il paragone tra Vidal e Vecino però va considerato che il cileno ai tempi del Bayer Leverkusen non era certamente il campione che oggi è architrave del Bayer Monaco. Al cocktail oltre all’indubbio vantaggio di non disputare le coppe europee va naturalmente aggiunto il fattore allenatore. Spalletti è animato oggi dalla stessa ossessione per la vittoria che aveva ai tempi Conte. Un sentimento, quello dell’uomo di Certaldo, sedimentato negli anni a Roma: e chissà che non possa raccogliere in nerazzurro i frutti di quella lunga rincorsa.

(Tuttosport)

Roberto Berzsenyi

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