Samaden: “Importante dare continuità al lavoro. Centri di formazione e tornei…”

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Roberto Samaden intervistato dal Corriere dello Sport

Il responsabile del settore giovanile dell’Inter, Roberto Samaden, ha concesso un’intervista al Corriere dello Sport. Nel corso dell’intervista, Samaden ha sottolineato soprattutto l’importanza dei Centri di formazione, utili a scovare giovani talenti.

Qual è la componente fondamentale per trovare piccoli calciatori di talento? 
“Bisogna poter contare su persone che hanno occhio e esperienza. Mi riferisco, per esempio, a Favini e Bonifacio, che hanno fatto per anni la fortuna dell’Atalanta, o al nostro Giuliano Rusca, che dal 1996 segue la fascia d’età dagli 8 ai 13 anni. E’ necessaria anche un’organizzazione importante e fare la giusta scelta dei territori dove operare. Noi, per esempio, ci affidiamo ai Centri di formazione e ora stiamo puntando in particolare sulle province di Bergamo, Cremona e Brescia. Il 48% dei nostri tesserati proviene dal lavoro dei Centri di formazione. Noi ne abbiamo 15: 9 in Lombardia e 6 in Veneto, Friuli, Toscana, Emilia Romagna, Lazio e Piemonte. Oltre a questi possiamo contare su una ventina di osservatori”.

Cosa guarda un osservatore alla ricerca di un talento in tenera età? 
“Le abilità tecniche e l’intelligenza calcistica perché anche a 8-10 anni ci sono bambini che si posizionano nel modo giusto e che toccano molti più palloni degli altri, senza che nessuno abbia insegnato loro come si fa. Solo in un secondo momento, dai 13-14 anni in poi, viene valutata la componente fisico-atletica”.

Quando un bambino arriva all’Inter, a quale aspetto date particolare importanza? 
“A quelli di età compresa tra gli 8 e i 12 anni garantiamo continuità, un percorso di almeno 3 anni da noi, e la possibilità di avere intorno persone che si occupano della loro crescita non solo come calciatori, ma anche come persone”.

Negli allenamenti dei più piccoli su cosa puntate? 
“Principalmente ad affinare l’abilità tecnica e le capacità coordinative attraverso il gioco”.

Ci sono stati dei bambini che lei ha visto e sui quali avrebbe immediatamente scommesso? 
“E’ successo con Pinamonti, Caldirola, Bonazzoli e Santon: si notava fin da piccoli che avevano qualcosa di diverso. Idem quando abbiamo visto Balotelli a 12 anni”.

Quanto è importante per i ragazzi vivere esperienze internazionali? 
“E’ fondamentale e per questo noi mandiamo le nostre squadre a giocare tornei fuori dall’Italia. Non solo la Primavera, impegnata nelle Youth League, ma anche i più piccoli come per esempio i 2005 che ora sono al “La Liga Promises” di calcio a 7. Purtroppo in Italia in tanti pensano i ragazzi di 12 anni debbano giocare a 11, ma il gioco a 7 e 9 per loro è indiscutibilmente più formativo”.

(fonte: Corriere dello Sport)

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