Marzo 3, 2024

Il Napoli si spaventa ma torna a vincere, a Lecce è 2-1. Ora gli mancano 4 vittorie, poi sarà scudetto

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«La capolista se ne va», cantano dallo spicchio del “Via del Mare”. Vince il Napoli, dimentica la figuraccia e fa un altro passo verso il tricolore: il countdown è scattato, manca solo l’aritmetica. Un successo da grande squadra, di quelli “sporchi”, con sofferenza. Senza quel calcio con cui ha fatto innamorare non solo l’Italia, ma con la concretezza e quella dose di fortuna, vedi l’autorete di Gallo, che spesso segue la via del più forte. E se per cucirsi il terzo scudetto della propria storia sul petto sarà solo questione di (poche) settimane, la faccenda europea assume invece contorni diversi. Perché nella sfida di andata di martedì a San Siro, verosimilmente non ci sarà Simeone, partito dalla panchina, e poi infortunatosi (problema al flessore?) in appena 15’ giocati. Fondamentale quindi il recupero di Osimhen,

sia per una questione di spessore del calciatore (senza il nigeriano il Napoli è un’altra squadra), sia per non lasciare a Spalletti la sola carta Raspadori. Non ancora al meglio l’ex Sassuolo, titolare nel tridente composto al solito da Lozano e Kvara, con Elmas, in luogo di Zielinski, nel trio di centrocampo.

Parte fortissimo il Lecce che già al 8’ si fa vivo nella zona più calda del campo. Sulla parabola arcuata di Maleh è fondamentale l’intervento di Meret, bravo a deviare in corner. E sugli sviluppi del calcio d’angolo, lo stacco di testa di Baschirotto non trova lo specchio della porta. Meglio la squadra di Baroni, ma come solo le grandi sanno fare, alla prima occasione (18’) il Napoli passa. Kim si sgancia sul versante destro, il cross del coreano pesca capitan Di Lorenzo, puntualissimo nel svettare e bucare la porta di Falcone. Gioia che resta strozzata per ben 3’, ma dopo un infinito check del Var, Manganiello convalida la rete. Sulla scia del vantaggio, il Napoli alza i giri del motore.

È il 34 quando Lozano prima si accentra e poi scarica un mancino di discreta potenza, sul quale Falcone dimostra nuovamente di essere tra i migliori (salvo poi cadere in un errore marchiano nella ripresa) estremi difensori del campionato. Un po’ confuso, il Lecce rialza la testa a 5’ dalla fine del tempo. Di Francesco sulla corsa supera Lozano, crossa per Ceesay che però, per un non nulla, non riesce ad impattare il pallone. Sfuma il possibile 1-1, così come non si materializza il raddoppio che il Napoli cerca al 2’ di recupero: Lozano, imbeccata da Kvara, tenta la girata vincente ma è Baschirotto in scivolata a contrapporsi e ad evitare guai peggiori.

Scampato il pericolo, dopo il quarto d’ora di sosta, il Lecce azzanna il pari. Di Francesco pennella per Oudin che manca il colpo al volante. Avvio di ripresa infiammato: Kvaratskhelia scappa sulla sinistra e appoggia dietro per Anguissa, il destro, deviato, del centrocampista termina tra le mani di Falcone. È comunque tutto un altro Lecce rispetto a quello dei primi 45’, e al 7’ giunge il pari, al termine di un’azione incredibile. Dapprima Ceesay, con un colpo di testa, centra la traversa, quindi sulla ribattuta Di Francesco è più veloce di Lobotka, sfera sottratta e destro che punisce Meret.

Nel miglior momento del Lecce, il Napoli (19’) sigla il nuovo vantaggio. Gallo smorza di petto, verso Falcone, un pallone innocuo. Sul comodo appoggio il portierone salentino combina la frittata, facendosi scappare il pallone. Errore che determinerà la sesta sconfitta consecutiva dei giallorossi, e l’ennesimo successo di un Napoli che però a 13’ dalla fine trema. Non per una palla gol, ma per l’infortunio di Simeone, perché il Cholito nel tentativo di stoppare il pallone e dribblare un difensore del Lecce, sente tirare il flessore. Nonostante il guaio muscolare l’argentino rientra sul rettangolo verde, prima di desistere e chiedere il cambio. Va dentro Politano, il Lecce ci prova sino all’ultimo con anche Falcone nell’area napoletana. Ma non cambierà più nulla. Tra il Napoli e lo Scudetto è solo questione di settimane, mancano 4 vittorie.